Recensione di Delthian: Ritorno alle origini di Emma White – un fantasy che ti rapisce pagina dopo pagina

Autore: Emma White

Genere: fantasy

Sottogenere: epic fantasy, dark fantasy

Anno di pubblicazione: 2025

Editore: Independently published


Ivy conduce una vita ordinaria: un lavoro che le riempie le giornate, una migliore amica che le conosce ogni sfumatura, e una famiglia che la ama. Tutto sembra al suo posto — finché una lettera e uno sconosciuto dagli occhi profondi e tratti asiatici non bussano alla sua porta.
Eron dice di venire da Delthian. Non una città, non un paese, ma un regno. Magico. Suo.

«Sicuramente non mi crederai, ma la tua famiglia e il tuo regno sono in pericolo. Sono qui per riportarti indietro, per ordine di tuo padre».

Ivy lo respinge, lo denuncia, lo etichetta come un folle. Ma il ritrovamento di un medaglione nascosto tra le cose di famiglia e le parole di quella lettera — che sembrano scritte per lei — incrinano le sue certezze.
Eron non è solo un ragazzo misterioso: è il primo tassello di una verità che Ivy non sapeva di cercare.

«Te l’ho detto che sei una principessa, ma hai preferito farmi sbattere in prigione invece che credermi», ringhiò di nuovo, alterato.

Con l’aiuto della sua migliore amica, Ivy lo libera e attraversa il portale. Il mondo che la accoglie non è fatto di unicorni e arcobaleni, ma di ombre, insidie e segreti. Un regno che respira magia, ma anche pericolo.

«Il legame non si è spezzato, riesco ancora a percepire le sue emozioni, ma non sente più i miei pensieri».

Incontra creature che vogliono farle del male, alleati che non sempre dicono tutta la verità, e Sièl — il suo promesso sposo. Ma nulla è come sembra. Il castello che la ospita è una prigione dorata, e Ivy non è una visitatrice: è la prigioniera.

«Non lo so ancora, ma non possiamo restare e fingere di non sapere la verità. Questo posto non è più sicuro per te».


Primo capitolo della trilogia Delthian, questo volume apre le porte a un mondo nuovo attraverso una narrazione in prima persona dal punto di vista di Ivy, con un unico capitolo dedicato alla voce di Eron. È un vero e proprio incipit di saga: introduce i luoghi, presenta i personaggi principali e pone le basi della missione che guiderà l’intera trilogia — salvare Delthian dal potere oscuro di Alazar.

I personaggi sono numerosi, ma non si rischia mai di confonderli. L’autrice dedica attenzione non solo all’aspetto estetico, ma soprattutto a quello caratteriale, rendendo ognuno riconoscibile e distinto. Sièl, ad esempio, porta con sé una rigidità e una regalità quasi eccessive nelle prime pagine, come se la sua figura dovesse emergere in netto contrasto con Ivy ed Eron — e in particolare con quest’ultimo.

Ivy è una protagonista lontana dagli stereotipi dell’eroina già formata: non è forte, non è coraggiosa, non è pronta. All’inizio può perfino risultare irritante nella sua ingenuità e nella paura che la paralizza di fronte a tutto, diventando quasi un peso per Eron. Ma è proprio questo il punto: la sua forza non è immediata, cresce insieme alla storia, e il lettore la vede formarsi passo dopo passo. Eron, al contrario, entra in scena con un carattere definito, potente, quasi prepotente. È uno di quei personaggi che “riempiono” la pagina, e la sua assenza si avverte in modo netto, come se mancasse un pezzo fondamentale della storia.

Lo stile dell’autrice è immersivo e coinvolgente: trascina dentro Delthian con facilità, tanto che staccarsi dalla lettura diventa difficile. E quando si arriva all’ultima pagina, la tentazione di iniziare subito il secondo volume è fortissima (e sì, è successo anche a me).

Le ambientazioni, i nomi, le atmosfere e la presenza degli elfi richiamano Il Signore degli Anelli, richiamo rafforzato da due riferimenti espliciti presenti nel testo. Il castello, i territori circostanti, la cultura elfica e il modo in cui questi personaggi vengono caratterizzati riportano alla mente la Terra di Mezzo, pur mantenendo una propria identità.

La narrazione, però, presenta una limitazione strutturale: la prima persona. Non si tratta di un errore, ma di una scelta che restringe il campo visivo. Tutto ciò che accade è filtrato dalle emozioni e dalla percezione di Ivy, impedendo una visione più ampia delle dinamiche interne e dei sentimenti degli altri personaggi.
Un altro elemento che personalmente ho apprezzato meno, pur essendo usato raramente, è il rivolgersi direttamente al lettore. È una scelta che tende a spezzare il ritmo e a riportare bruscamente alla realtà, soprattutto quando si è completamente immersi nella storia.

Gli ultimi capitoli sono un crescendo di colpi di scena: dalla verità scomoda su Alazar alla rivelazione che riguarda Sièl. È una sequenza emotiva intensa, che passa dalla meraviglia alla rabbia, dalla tristezza alla sorpresa, e che spinge inevitabilmente a voler proseguire la saga.

Tutto questo rende il volume una lettura ideale non solo per gli amanti del fantasy, ma anche per chi cerca una componente romance ben intrecciata alla trama. Perché, in mezzo al caos, iniziano a nascere sentimenti che vanno oltre il semplice innamoramento.

È un libro che fa sorridere, riflettere, intristire ed emozionare. Un libro che non ti lascia ai margini, ma ti fa sentire parte della storia: un membro della squadra di Ivy e Vocina, in viaggio per liberare Delthian e scoprire i segreti che i suoi alleati custodiscono.

In conclusione, questo primo viaggio a Delthian è un inizio di saga che cattura fin da subito, cresce pagina dopo pagina e, quasi senza che te ne accorga, ti trascina dentro un mondo di magia, ombre e legami avvolti da un mistero che chiede solo di essere svelato. Una lettura che sorprende, emoziona e spalanca porte che si ha voglia di attraversare ancora, e ancora.

Cari lettori, grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.

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