Benvenuti. Oggi vi porto qualcosa di speciale. Il 12 dicembre 2025, in occasione del review party dedicato a Deep Blue, ho avuto il piacere di intervistare Sabrina Pennacchio. Abbiamo parlato del romanzo, delle sue atmosfere e delle scelte che lo rendono così intenso. Di seguito trovate l’intervista completa, ma potete anche guardarla su YouTube nella Playlist dedicata. Buona lettura.
Chi è Sabrina Pennacchio
D: Chi è Sabrina?
La prima cosa che direi è che sono una sognatrice. Più di così non saprei definirmi. La mia mente è sempre in movimento, sempre in fermento. Scrivo continuamente, ogni giorno. Non riesco a fermarmi, perché ho sempre la testa altrove.
Come nasce la sua passione per la scrittura
D. Come è nata la tua passione per i libri?
È nata in modo particolare, e quel giorno non potrò mai dimenticarlo. Avevo 14 anni, avevo appena finito un manga e il finale mi aveva fatta arrabbiare tantissimo: non riuscivo proprio ad accettarlo. Così ho scoperto un sito che all’epoca si chiamava manga.it, dove si potevano scrivere fanfiction. Io non sapevo nemmeno cosa fossero, mi sono informata e l’idea di riscrivere una storia con il finale che avrei voluto mi sembrava divertente. Ne ho provata una… e da lì non mi sono più fermata. Così è nata la mia passione.
Deep blue: nelle profondità dell’oceano: origine e significato del romanzo
D. Come descriveresti il tuo libro “Deep blue: nelle profondità dell’oceano”?
Deep Blue, come molti dei miei libri, è nato un po’ per azzardo. Anni fa mi proposero di partecipare a un concorso: avevo un limite di parole e un’unica regola da seguire, il tema obbligatorio, che era “la rinascita”. Io ero abituata a scrivere fantasy — solo dopo ho iniziato a sperimentare anche altro — quindi cercai un modo per immaginare questa rinascita e capire su cosa potevo costruirla. Sono appassionata di mitologia, sirene, creature marine e atmosfere gotiche, così mi dissi: “Perché non unire tutto e provare a scrivere questa storia?”. In origine Deep Blue era molto più breve, quasi una novella, perché le parole a disposizione erano poche. Con quella versione vinsi il concorso e il testo venne pubblicato dalla casa editrice che poi, per varie ragioni, ha chiuso, restituendoci le opere. Ma io sentivo che quella storia poteva dare di più. Così, quando ne ho avuto la possibilità, l’ho ripresa in mano: l’ho rivisitata, sistemata e ho aggiunto qualche capitolo in più. Non tantissimi, ma quelli necessari.
D. Il ritorno della figura delle sirene classico, come creature malvagie, è legato anche al tuo amore per la mitologia?
Sì, per la mitologia e per il gotico. Non volevo raccontare la solita storia di sirene carine, né il classico amore romantico tra la creatura del mare e l’essere umano. Volevo tornare alle sirene della mitologia: quelle che attiravano gli uomini per farne un pasto.
D. A cosa ti sei ispirata?
L’ispirazione è stata proprio La Sirenetta. Mi è venuto naturale, senza pensarci troppo. Non mi sono detta: “Adesso faccio una sorta di retelling, magari con un inizio che ricorda un po’ il Titanic”. È semplicemente successo. Poi, mentre scrivevo, me ne sono resa conto. Quindi sì, mi sono ispirata a La Sirenetta, ma in un modo completamente diverso.
D. Nei personaggi che si incontrano durante la lettura c’è qualcosa di te?
Sì, Sasha ha molto di me. È una sognatrice, e nonostante ansie, paure e la difficoltà di affrontare la vita, trova comunque la forza per andare avanti. In lei mi rispecchio: credo di aver messo tanto di me senza neanche volerlo. Di solito cerco sempre di tenermi a distanza, perché voglio che i miei personaggi siano davvero loro, così che chi legge possa entrarci in empatia. Ma con Sasha è stato diverso: una parte della mia anima è finita dentro di lei, e me ne sono accorta solo dopo.
D. Cosa pensi della psicoterapia? Gli dai tanto valore?
Sì, secondo me abbiamo ancora un’idea molto sbagliata della psicoterapia. Nelle mie zone, soprattutto, c’è ancora chi pensa che andare dallo psicologo significhi essere pazzi. Io invece credo che tutti avremmo bisogno di uno psicologo, indipendentemente dall’aver vissuto o meno un trauma. Per me dovrebbe essere qualcosa di normale, quasi parte della crescita: già dalle medie, magari una volta al mese o ogni due mesi. Andare dallo psicologo fa bene, ti aiuta a tirare fuori parti di te che nemmeno sai di avere e può prevenire tante cose. È un messaggio che voglio far passare anche con questo libro, perché arrivarci solo quando il problema è già esploso va bene… ma secondo me è già quasi tardi.
D. Il rapporto tra Sasha e Richard mi ha ricordato l’anima gemella tipica delle storie in cui ci sono licantropi, ti sei ispirato a quello?
No, non mi sono ispirata a quello, però volevo che tra loro ci fosse una sorta di imprinting. Fin dal primo incontro desideravo creare un amore “alla Disney”, ma più maturo, più consapevole. Non il classico “si guardano, si innamorano e vissero per sempre felici e contenti”, ma qualcosa che nascesse subito… e poi crescesse davvero.
D.Da che età consiglieresti Deep blue?
Nonostante non tratti temi inadatti a un quattordicenne, consiglio comunque di leggere i miei libri a partire dai 17-18 anni. Credo che alcune sfumature emotive e certi passaggi vengano compresi meglio con un po’ più di maturità.
Il processo creativo: personaggi, trama e ispirazione
D. Nei ringraziamenti scrivi: “I miei personaggi scelgono totalmente per me, anche quando mi ribello”. Ti lasci guidare molto da loro durante la stesura? E se le scelte le avessi fatte tu, senza l’influenza dei personaggi, cosa sarebbe cambiato?
Sì. Se avessi scelto io — anche se può sembrare strano detto così — Eloise non sarebbe morta. Ma la storia doveva andare in quel modo. Molte volte mi è capitato di scrivere scene che non funzionavano, così le cancellavo e lasciavo che fossero i personaggi a guidarmi. Per uno scrittore è così: i personaggi sono vivi. Ancora oggi quelli di Dark and Light mi parlano, anche se sono passati anni dalla pubblicazione e dalla conclusione. Nella mia testa la loro vita continua anche dopo il finale. A volte penso di scrivere un libro con stralci della loro vita successiva… poi però mi blocco.
D. Quando scrivi un libro, sviluppi prima la trama, i personaggi o le due cose nascono insieme?
Vengono in contemporanea, in realtà. Di solito, quando immagino una nuova storia, nella mia testa parte un’idea su come vorrei che iniziasse e finisse… poi però prende sempre una direzione diversa. Da lì comincio a delineare i personaggi: abbozzo, scelgo la protagonista, decido i nomi. È tutto un processo che cresce insieme alla storia.
D. Hai rituali quando scrivi? Esempio musica o candela profumata?
Dipende sempre dal libro. Di solito scrivo in silenzio, perché ho bisogno di concentrarmi. Però, per esempio, Winter Story l’ho scritto completamente con la musica in sottofondo — quella stessa playlist che poi ho consigliato anche ai lettori — perché non riuscivo proprio a farne a meno: erano le canzoni giuste, quelle che mi davano l’atmosfera esatta di ogni capitolo. Un altro vizio che ho preso, e che mi diverte molto, è usare il digitatore vocale: così vado molto più veloce.
Il coraggio di pubblicare: un percorso personale
D. Cosa ti ha dato il coraggio di iniziare a pubblicare?
Il coraggio è arrivato dopo tanti anni. Pensa che Dark and Light l’ho scritto quando avevo 15 anni e, nonostante i vari lavori che ho fatto sul testo, ho voluto che nei tre volumi si notasse il cambiamento: i personaggi crescono insieme alla mia scrittura. Per iniziare a pubblicare mi ci è voluto un po’, perché all’inizio avevo paura. Intorno a me c’erano contesti di poca fiducia, anche in famiglia. Poi, verso i 22-23 anni, mi è scattato qualcosa: ero stanca di prendere calci dalla vita, volevo iniziare a darli io. Così ho ripreso in mano la scrittura, ho sistemato tutto e ho ricominciato a lavorare sulle mie storie. All’inizio pensavo di provare con una casa editrice: ne trovai una interessata, ma si rivelò una truffa. Poi una mia amica mi disse che Amazon offriva un servizio di pubblicazione e, con il suo aiuto — lei è editor — pubblicai Dark and Light. È arrivato primo tra i best seller di Amazon per 17 mesi consecutivi.
Come affrontare le recensioni
D. Come affronti le recensioni negative?
Accetto sempre con piacere le recensioni negative che insegnano qualcosa, e lo stesso vale per quelle neutre: mi aiutano a migliorare. Quelle che proprio non sopporto sono le recensioni senza senso. Se qualcosa non ti è piaciuto, fammi capire il perché: dammi una motivazione.
Consigli per aspiranti scrittori
D. Cosa consiglieresti a coloro che vogliono iniziare ad approcciarsi in questo mondo, che vogliono iniziare a pubblicare le loro storie?
A chi me lo chiede dico sempre di non abbattersi: la cosa più importante è credere in se stessi e nella storia che si è creata. Lo dico sempre, a prescindere: anche se non piaci a tutti, ci sarà sempre qualcuno a cui piaci. Ma la prima persona a cui la storia deve piacere sei tu — e già solo per questo vale la pena tentare. Poi, in questo mondo ci vuole tanta gavetta, forse più che in altri. Non si può sperare di arrivare subito a una buona casa editrice senza avere un minimo di curriculum alle spalle. Per questo, la prima cosa da fare — anche se può essere dispendiosa — è investire in un buon editor e autopubblicarsi. Poi come va, va. Magari puoi risparmiare sulla copertina o sugli interni, ma sull’editor no: quello è indispensabile.
Domande “scomode”
D. Se un nuovo lettore volesse conoscerti attraverso un solo libro, quale titolo gli consiglieresti per iniziare?
Mi stai chiedendo di scegliere il figlio preferito… e non si fa, la mamma li ama tutti. È una domanda difficile: se dovessi rispondere da persona matura, probabilmente direi Deep Blue. Altrimenti Dark and Light: è la mia saga che ancora oggi vende di più, quella che mi ha fatto voler bene e il primo libro che abbia mai scritto.
D. Del libro che hai anticipato e che uscirà l’anno prossimo puoi svelarci qualcosa, oppure è ancora tutto top secret?
Purtroppo non posso dire assolutamente nulla. Non è che non voglia… è che dietro c’è qualcosa di bello, qualcosa di grande, e per ora deve restare top secret.
Conclusione delll’intervista
Siamo giunti alla fine di questa intervista. Ringrazio di cuore Sabrina per la sua disponibilità: è stato un vero piacere conoscerla e conversare con lei.
Se avete domande, curiosità o spunti da proporre, potete lasciarli qui nei commenti o scrivermi su Instagram: li raccoglierò volentieri per la prossima intervista.
E se vi va, ditemi la vostra: vi è piaciuta? Cosa migliorereste? Sono sempre aperta a suggerimenti e critiche costruttive — è così che si cresce, insieme.
Vi ricordo che la live completa è disponibile su YouTube.
Grazie per aver letto fino alla fine. Alla prossima storia, tra le pagine del blog.
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