
Scheda tecnica:
Autore: Matteo Lorenzi
Genere: narrativa
Sottogenere: narrativa contemporanea
Anno di pubblicazione: 2025
Editore: Independently published
Trama
Malo è un uomo di città, disoccupato e senza un vero posto nel mondo, finché la chiamata al servizio civile non ribalta completamente le carte in tavola.
Si ritrova così costretto a trasferirsi a Quattrocase, un paesino di campagna avvolto dal silenzio e dai segreti. Qui conosce Smilzo, Greta e il Sindaco, che gli affida un incarico tanto semplice in apparenza quanto decisivo per il suo futuro.
«Quattrocase, quattro anime fottute. Io ho il potere del progresso e a costo di espropriare tutta la valle, riuscirò a vedere questi grezzi paesani finalmente salvi dalla bassezza in cui sguazzano senza nemmeno rendersene conto!»
Quel compito lo avvicina a Smilzo e complica invece il rapporto con Greta, fino a portarli alla rottura.
Nel frattempo, Malo inizia a osservare con occhi nuovi la realtà che lo circonda, scoprendo dinamiche nascoste e verità che nessuno sembra voler dire ad alta voce.
Come il cielo aveva spezzato via le ultime nubi, così anche lui scacciava le ombre residue di quei momenti di dubbio e paura.
Alla fine dell’incarico, il rimorso lo spinge non solo a opporsi al progetto che gli era stato affidato, ma anche a incontrare Pietro, una figura misteriosa ma fondamentale per guidare la ribellione che sta per nascere.
«Allora non avremo perso soltanto una battaglia ma avremo strappato via da noi stessi le radici, l’anima di quella valle. Ma questo non accadrà, finché ognuno di noi avrà il coraggio di fare la sua parte!»
La lotta ha successo, ma non senza conseguenze: una perdita dolorosa segna profondamente tutti e porta alla luce segreti rimasti troppo a lungo nell’ombra.
Malo e Greta tornano insieme, ma il ritorno dei segreti riapre un ciclo che sembra non finire mai… soprattutto quando a Quattrocase arriva un nuovo straniero, pronto a far ripartire tutto da capo.
In quel ciclo eterno di speranza e rovina la valle non dimenticava. Cambiavano i nomi e i volti ma l’eco delle stesse scelte, degli stessi errori, continuava a risuonare, generazione dopo generazione.
Recensione
Lo straniero di Matteo Lorenzi è un romanzo narrato in terza persona che si presenta come un vero e proprio viaggio nella presa di coscienza, immerso in un contesto quotidiano fatto di piccoli gesti, ritmi lenti e realtà apparentemente semplici.
Un trasferimento non voluto e un cambio di vita forzato spingono il protagonista, Malo, a rivedere le proprie abitudini. Il percorso che intraprende non è solo pratico, ma profondamente introspettivo: un cammino verso la consapevolezza di chi si è, un po’ come il passaggio dall’infanzia all’età adulta.
All’inizio Malo appare come un outsider in città, ma allo stesso tempo rifiuta l’idea di trasferirsi in un paesino di montagna quasi sconosciuto, dove il tempo scorre con la lentezza dei luoghi abitati dai nostri predecessori. Un contrasto netto con la frenesia urbana e con il ritmo di vita a cui siamo abituati oggi.
A Quattrocase incontra Smilzo, un ragazzo di montagna che sogna di evadere dalla sua realtà. I due (Smilzo e Malo) sono, in fondo, due facce della stessa medaglia: entrambi insoddisfatti, entrambi desiderosi di cambiare, ma allo stesso tempo inclini a fuggire da ciò che la vita mette loro davanti.
C’è poi Greta, ex di Smilzo e fiamma di Malo. Lei è centrata, radicata, soddisfatta di ciò che la vita le offre. Si allontana da Malo quando lui si dimostra cieco di fronte alla realtà, incapace di vedere ciò che ha davanti, ma ritorna con lui quando Malo apre gli occhi.
Il personaggio più enigmatico, però, è Pietro: una presenza costante, silenziosa, quasi invisibile, che si rivela davvero solo nel finale, quando il rimorso di Malo lo costringe a guardare in faccia ciò che ha contribuito a creare. Pietro è il vecchio saggio, il custode dei segreti della vallata, un uomo che porta addosso una tristezza che trapela in ogni sua apparizione.
Il romanzo è lento, volutamente lento. È un libro che va assorbito, che invita a riflettere, perché i personaggi non sono solo personaggi: sono specchi, riflessi possibili del lettore.
Alcuni momenti mi sono sembrati un po’ troppo dilatati e certi cambi di scena troppo repentini, soprattutto all’inizio, tanto da destabilizzarmi leggermente.
È un libro che parla all’anima. Mostra la ciclicità della vita: si apre con il finale e ci accompagna in un percorso che dimostra come certi eventi ritornino, con dinamiche diverse ma con la stessa forza, e ci mostra come il passato – anche quando lo si tenta di seppellire – trovi sempre il modo di riaffiorare.
La scrittura stessa si evolve, quasi impercettibilmente. All’inizio l’ho trovata più caotica, con transizioni brusche, ma man mano che la storia procede tutto diventa più chiaro, più ordinato, come se rispecchiasse la crescita e la consapevolezza che Malo acquisisce lungo il cammino.
In conclusione, Lo straniero è un romanzo profondo, che chiede al lettore di fermarsi, di respirare, di osservare. È un libro che si prende il suo tempo e che offre messaggi diversi a seconda di chi lo legge e del momento in cui lo si incontra. Un invito a guardare la realtà con occhi nuovi e a non dimenticare la bellezza del rallentare.
Cari lettori, grazie per essere arrivati fin qui.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.


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