Autore: Licia Rinaldi

Genere: historical romance

Anno di pubblicazione: 2026

Editore: Independentlu published


893.
Lei è tornata dal mare.
Lui non ci è mai più entrato.

Michele tiene le mani premute sullo stomaco. Gli occhi azzurri sono venati di rosso, e si piantano su di me. «Ti aspetto,» mima con le labbra.
Mi divincolo, scalcio. Le braccia che mi stringono sanno di catrame e sudore, sono una morsa che non cede. «Aspettami!» urlo. Stringo la conchiglia al petto finché il bordo non mi scava la pelle.

Undici anni dopo aver lasciato Cetara con il Circo d’Acqua, Lidia torna a casa convinta di ritrovare il ragazzo che le aveva promesso di aspettarla.
Ma Michele non è più quello che ricordava.

«Avevi detto che mi avresti aspettata,» sussurro. Ma il fantasma di Michele non risponde. L’odore della polvere e del sale vecchio è l’unica cosa che mi resta tra le dita. «Mantenevi sempre le promesse.»

Da quella notte non ha più messo piede sull’acqua. Vive ai margini del paese, tormentato da qualcosa che cresce sotto la sua pelle e non perdona.
A Cetara si parla di tutto.
Tranne di quello che è successo.

La mano di Michele si chiude dietro il mio collo. Le dita ruvide sono bollenti, un calore che mi trafigge la schiena e mi mozza il fiato. Lui mi attira a sé, si china su di me. Il suo profumo di sale e resina mi fa venire voglia di stringerlo. Ma la sua presa mi comprime la pelle. «Non sono qui per te,», il suo respiro caldo mi brucia l’orecchio. «Volevo tuo fratello.»

Quando il leone di Lidia fugge nei boschi e il paese ne pretende la morte, è proprio Michele, ora cacciatore, l’unico in grado di ritrovarlo.
È così che i loro mondi tornano a sfiorarsi.
E ogni volta che accade, il buio dentro Michele si agita.

«Dimmi che non mi hai accompagnata solo per mio fratello!»
Michele si rimette il fucile in spalla. Mi artiglia la nuca e mi schiaccia la mano sulla bocca. Il suo calore è una morsa di ferro. Lui resta immobile, le narici dilatate. Le vene nere sul polso pulsano a un soffio dai miei occhi.

Mentre il Circo d’Acqua resta ancorato nel porto e il mare comincia ad alzarsi, promettendo tempesta, Lidia e Michele saranno costretti ad affrontare il segreto che Cetara custodisce da undici anni.
Perché alcune colpe non smettono mai di chiedere il conto.

Cosa succederà domani quando il male tornerà ad artigliargli il petto? Mi caccerà via, e questa volta il dolore mi farà marcire il cuore.


Ci sono amori che non finiscono, che resistono al tempo, alla distanza, alle scelte che ci allontanano. Amori che restano anche quando gli anni si accumulano e la vita sembra aver preso strade opposte.
Fra resina e sale parla proprio di questo: di due bambini diventati adulti, uniti da un sentimento che la vita ha separato e che la rabbia e il senso di colpa hanno provato a spezzare.

Narrato in prima persona dal punto di vista di Lidia, il romanzo ci porta a Cetara, in Costiera Amalfitana, dove la vita dei pescatori si contrappone a quella circense: una quotidianità fatta di spostamenti, di luoghi che non diventano mai casa, ma con un unico punto che sembra sempre il posto in cui tornare.

La storia si concentra su Lidia e Michele: bambini nel prologo, lei figlia del circo, lui figlio del mare. Si ritrovano undici anni dopo, adulti, segnati, diversi, ma ancora legati da ciò che erano.

L’inizio non è semplice: un mistero accompagna tutto il libro. L’assenza di Anna è una presenza costante, un’ombra che spinge il lettore a chiedersi cosa sia accaduto e perché Lidia non è mai tornata indietro.

Tra le tematiche emerge anche quella degli animali nel circo: un mondo dove la violenza, a volte, domina. Il lettore si ritrova a interrogarsi sul senso di usare animali nati per la libertà come intrattenimento, costretti a catene e gabbie. Qui si contrappongono due filosofie: quella di Lidia, che educa con rispetto, e quella del fratello Vincenzo, detto Enzo, che usa la frusta e la durezza.

Attraverso ricordi ben inseriti nel testo, affiora la natura violenta del padre di Lidia, una violenza che sembra essersi trasmessa a Vincenzo. Ed è proprio Vincenzo a diventare il contrappunto di Michele: due modi opposti di essere uomini, due modi opposti di amare. Vincenzo è violento, possessivo, controllante: vede la sua compagna come un oggetto, come un’estensione di sé. Michele, invece, anche divorato dai sensi di colpa, non riesce a far del male: è protettivo ma non possessivo, e si allontana pur di non ferire.

Un dettaglio interessante è quello delle vene nere visibili su Michele: una resa visiva della rabbia e del senso di colpa che lo divorano, che logorano la mente e consumano lo spirito. E il tempo, che sembra coincidere con il loro tormento, diventa quasi un personaggio: il cielo che si incupisce, la pioggia che cade, il mare che si agita come se comprendesse le loro sofferenze.

La scrittura è pulita, il linguaggio semplice ma incisivo, e permette al lettore di immergersi nella storia e di voler arrivare alla verità.

Il finale, però, lascerebbe il lettore con l’amaro in bocca se non fosse per il capitolo extra. Senza di esso, il finale rimane sospeso, come un’attesa: «Come lui aspettava da bambino che lei tornasse dal mare, ora è lei ad aspettare lui nello stesso luogo.» Un cerchio che sembra chiudersi, ma che il capitolo extra chiude davvero, togliendo quella sensazione di incompiuto che l’epilogo lasciava.

In conclusione, Fra resina e sale è un romanzo che parla di legami che resistono, di ferite che segnano, di scelte che cambiano.
Un libro che scava nelle dinamiche familiari, nelle ombre dell’amore e nella possibilità, fragile ma reale, di ritrovarsi dopo essersi persi.
Una lettura che resta addosso, come il sale sulla pelle e la resina sulle mani: difficile da togliere, impossibile da dimenticare.

Grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.

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