
Scheda tecnica:
Autore: Tania Micaela Cordone
Genere: epic fantasy
Anno di pubblicazione: 2026
Editore: Independently published
Trama
Nel cuore di Asgard, tra le sale del Valhalla, il destino è inciso nella carne e nel sangue.
“Ci sarà una guerra, dove alati e serpi si contenderanno il destino del Midgard.
Nascerà dal tradimento e dall’omicidio.
Entrambe le parti periranno.
Entrambe le parti sopravvivranno.
Solo colui che porterà i sé la dualità deciderà le sorti del mondo.”
Lei è una Valchiria, nata da una stirpe divina e cresciuta per combattere. Il suo futuro è già scritto: diventare Generale delle Valchirie e giocare un ruolo decisivo in un evento che potrebbe segnare la fine di ogni cosa.
«Noi conosciamo i disegni e le profezie, noi abbiamo messo in atto meccanismi per evitare che quel dannato Ragnarol ci cancelli per sempre dalla faccia dell’universo.» Le ultime parole furono quasi urlate. «E non permetterò a nessuno, te compresa, figlia mia, di mettere tutto a rischio per qualche capriccio o fantasia di potere.»
Ma per accedere al suo destino deve accettare ciò che più rifiuta: un legame imposto, un compagno scelto dal fato, un guerriero che vive sulla Terra. Forte, orgogliosa e determinata a dimostrare di non aver bisogno di nessuno, lei è convinta di poter affrontare il proprio cammino da sola.
«Sprechi risorse ed energie preziose per combattere contro ciò che ti farebbe, invece, diventare grande. Ti opponi alla tua realizzazione, e per cosa? Uno sciocco pregiudizio, per una fantasia che ti sei fatta, senza nemmeno dare una possibilità alla vita di sorprenderti? Credi he sia questo che fa un buon capo, ostinarsi fino all’orlo della follia?»
Il loro incontro dà inizio a un’alleanza forzata che li trascina in un mondo di intrighi divini, prove mortali e combattimenti nelle arene di Asgard, dove ogni errore può costare la vita. Obbligati a restare uniti e a mostrarsi come una coppia davanti agli dèi, i due devono imparare a convivere mentre diffidenza e tensione crescono.
«Mi innervosisce. A lui non sembra importare niente di questo ruolo. Mi provoca di continuo e io come una stupida cado in ogni trappola facendo la figura della Valchiria isterica che non sa controllare la sua furiae mentre lui passa per il sicuro e controllato Einherjar.»
Tra addestramenti estremi, sfide che mettono alla prova corpo e anima e un destino che li spinge l’uno verso l’altra, i protagonisti si trovano coinvolti in una rete di segreti più grande di loro. Perché non tutto ciò che li unisce è frutto del caso e non tutti giocano una partita leale.
«Non ho pensato, una parte di me non voleva che ti facessi male e basta. E dal momento che la mia mente più razionale vorrebbe farti a pezzi per la maggior parte del tempo, immagino che quella che mia madre ha legato a te abbia preso il sopravvento nel momento del pericolo».
Mentre l’ombra di una guerra imminente si allunga sui mondi e il passato bussa con forza alle porte del presente, una domanda diventa inevitabile: è possibile scegliere l’amore quando il destino dell’universo pretende obbedienza?
Avrebbe sconfitto le tenebre anche a prezzo della sua vita, per amore delle sue amate sorelle.
Ma il vichingo non avrebbe lasciato che si sacrificasse da sola, sarebbe morto con lei, piuttosto.
Recensione
Valhalla: ascesa, spin‑off della serie Dragon’s Legacy, è un epic fantasy che parla di prescelti, legami forzati e legami autentici, ambientato in un mondo che attinge alla mitologia norrena e la rielabora con intelligenza narrativa.
Il romanzo si apre con le pagine del diario di Hnoss, una Valchiria nata da due dèi potenti e destinata a un ruolo più grande di lei: essere la Prescelta, la futura Generale, colei che guiderà gli eserciti per impedire il Ragnarök. Il suo destino si intreccia con quello di Torbjörn, un vichingo che diventa suo compagno.
I personaggi sono costruiti con cura: ognuno ha una voce distinta, una storia precisa, una fragilità che lo rende credibile. Gli dèi norreni mantengono le caratteristiche della mitologia originale, pur venendo adattati alle esigenze narrative senza mai essere snaturati.
Hnoss e Torbjörn sono diversi, ma affini nei punti essenziali: attratti l’uno dall’altra, testardi, orgogliosi, incapaci di arrendersi. Il loro è un legame sospeso tra destino e comando, e proprio questa ambivalenza genera tensioni, conflitti e crescita. Le prove che affrontano non sono solo fisiche: scavano nell’animo, li mettono a nudo. Le rune scelte nell’arena, ad esempio, evidenziano tratti del loro carattere, rendendoli difficili da ignorare.
La perdita non viene aggirata: viene affrontata. Diventa l’espediente per unire un clan, per tornare alle origini, per riconnettersi alle Antiche. È anche il primo modo in cui cercano di far comprendere a Hnoss che non tutto è bianco o nero: esistono sfumature, colori, verità che richiedono tempo per essere accettate.
La punizione che affronta Torbjörn non è solo un rituale per farsi accettare come Generale: è un modo per espiare la colpa, per punirsi. Una ferita che non si chiude, ma il modo in cui la affrontano li definisce.
Il tutto si svolge in uno scenario epico, dove la fine è sempre vicina, i nemici si nascondono anche tra gli alleati e ogni battaglia porta con sé vittorie e perdite. Nulla viene addolcito: la narrazione resta fedele alla sua crudezza, e nessuno è al sicuro.
Il finale chiude gli eventi principali, ma lascia intravedere possibilità e sviluppi futuri.
La scelta della terza persona funziona: permette di cogliere le sfumature dei personaggi e di seguire con chiarezza le dinamiche del mondo. Quando si tratta di Torbjörn, però, rimane sempre quel margine di dubbio tra ciò che è verità e ciò che è dovere, e questo rende la lettura ancora più interessante.
Le ambientazioni sono vivide: trasportano il lettore nei Nove Mondi, tra Yggdrasill, Valhalla, Midgard e tutto ciò che appartiene alla cosmologia norrena. Anche chi non conosce questa mitologia può orientarsi senza difficoltà, grazie alle spiegazioni integrate nel testo e al glossario finale.
La scrittura è moderna, ma conserva un’eco antica. Il ritmo è incalzante: si prende il tempo necessario per far conoscere personaggi e dinamiche, ma accompagna il lettore tra trame, inganni e rivelazioni con naturalezza, fino a far terminare il libro quasi senza accorgersene.
Leggendolo, si vivono gli eventi: si ride, si soffre, si spera insieme ai personaggi. Il romanzo ha la capacità di trascinare il lettore tra gli Æsir, facendogli desiderare che tutto si concluda per il meglio.
In conclusione, Valhalla: ascesa è un romanzo che svela inganni, verità nascoste e un legame capace di scalfire anche il cuore più chiuso. Un viaggio in un mondo mitologico dove gli dèi non sono mai solo buoni o cattivi, ma doppiogiochisti, ingannatori, profondamente fallibili, e per questo incredibilmente umani.
Grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.



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