
Scheda tecnica:
Autore: Giuseppe Bresciani
Genere: narrativa contemporanea
Anno di pubblicazione: 2025
Editore: AltreVoci Edizioni
Trama
Roma, 1940. È la mattina di Natale e un uomo si aggira solitario sul Pincio, incurante della neve che imbianca la città. Per ingannare il gelo e sgravarsi di un segreto ultracentenario, inizia a raccontare la sua incredibile vita alle statue del parco.
Era da poco scoccata la prima ora pomeridiana e i romani, in procinto di sedersi a tavola, recitavano a soggetto la commedia della vita quando il vecchio socchiuse gli occhi come se volesse evitare le distrazioni e concesse al telaio della memoria di tessere un arazzo d’insospettabile fascino.
L’uomo ha 246 anni e ha “navigato per tre secoli sulle acque impetuose della storia”. Nel corso della sua esistenza ha assunto molteplici identità e ha saputo custodire il segreto dell’eterna giovinezza.
Io so chi sono stato ma non so chi sarò. Perciò non chiedetemi chi sono ma limitatevi ad ascoltarmi e accontentatevi di sapere che Ego sum qui sum.
Molti lo hanno conosciuto come il “Conte di Saint Germain”, apprezzandone l’erudizione, la follia e il talento.
«L’intelletto di chi non viaggia si restringe come una goccia di burro nell’acqua. La mente di chi viaggia e frequenta i sapienti si allarga come una goccia d’olio sull’acqua.»
Ha raggiunto le vette del sapere esoterico e il suo carisma gli ha permesso di essere protagonista di grandi eventi storici e spettatore dei cambiamenti della società.
«Vi sbagliate, signore. Voi siete uno che cammina sul filo del rasoio, un epicureo in cerca di avventure galanti e facili prede. Io, invece, avanzo sulla via dell’evoluzione spirituale.»
Ha amato l’eterno femminino, e forse è proprio l’amore il vero motore della sua vitalità.
Avrei voluto che il tempo si fosse fermato anche per lei, che non aveva smarrito il temperamento né il fascino di quando aveva affrontato la vita come se una donna avesse gli stessi diritti di un uomo e le medesime opportunità. Ma accusava le debolezza dell’età avanzata.
Recensione
Ci sono uomini che cercano di farsi ricordare attraverso l’arte, altri attraverso le loro gesta, altri ancora inseguendo il sogno impossibile di fermare il tempo.
L’uomo che pesò l’eternità parla proprio di questo: un protagonista dalle molteplici identità che ha sconfitto la morte, che ha vissuto per secoli interrompendo il proprio invecchiamento, ma al prezzo più alto di tutti, la solitudine.
Narrato in prima persona, con prologo ed epilogo in terza, il romanzo segue la vita dell’immortale fin dalla sua nascita, svelando i dettagli del suo percorso e il modo in cui ha attraversato i secoli: adattandosi agli eventi, cambiando volto, nascondendo la propria natura e osservando il mondo mutare mentre lui rimaneva uguale.
Dalla lettura emerge la figura di un uomo assetato di conoscenza, consapevole di sé, esploratore e osservatore, debole ai piaceri della carne e incapace di una relazione monogama, ma comunque in grado di amare. Un personaggio intrigante, misterioso e colto, con più nemici che amici, che ha visto da vicino la guerra, la crudeltà umana e la fragilità delle civiltà.
La storia è un viaggio nelle sue tante esistenze, ma è anche un testo intriso di filosofia: riflette su ciò che conta davvero, su cosa significhi scegliere l’eternità sapendo che comporta addii continui, lutti infiniti e identità che si sgretolano. L’immortalità, qui, non è l’incapacità assoluta di morire, ma l’incapacità di morire di vecchiaia. Un dono che si trasforma inevitabilmente in condanna.
Il romanzo svela tutti i rischi di un’esistenza senza fine: i continui spostamenti, la necessità di nascondersi, la certezza che ogni legame umano sia destinato a spezzarsi. E alla fine, il protagonista si ritrova solo, ad aspettare qualcuno che non arriverà mai.
Il ritmo è lento, meditativo, mentre il linguaggio, ricco di termini latini e francesi, può risultare ostico all’inizio, ma contribuisce a creare un’atmosfera antica, perfettamente coerente con la voce di un uomo che ha attraversato le epoche.
In conclusione, L’uomo che pesò l’eternità è un romanzo che non parla soltanto di immortalità, ma di ciò che resta quando tutto passa: la memoria, la solitudine, la consapevolezza di sé.
È una storia che invita a riflettere su cosa significhi davvero vivere a lungo, su cosa si guadagna e su cosa inevitabilmente si perde.
Un viaggio lento e filosofico, che lascia addosso la sensazione di aver ascoltato la confessione di un uomo che ha avuto tutto, tranne qualcuno con cui condividere il tempo.
Grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.


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