
Scheda tecnica:
Autore: Aurora Nardoni
Genere: epic fantasy
Anno di pubblicazione: 2023
Editore: PAV edizioni
Trama
«Ascoltami, ragazzina» sospirò Vreman «Non pretendo che tu capisca subito la situazione in cui tutta Narwain versa e non pretendo nemmeno che tu conceda la tua fiducia a un perfetto sconosciuto. Ma se vuoi salvare la tua famiglia, se vuoi che la tua gente, il tuo mondo e tutto ciò che ti è più caro di esso continui a esistere, non hai scelta. Devi venire con me nel regno di Heldras.»
Qualcosa a Narwain sta cambiando.
Creature nefaste e demoni sanguinari infestano le strade dell’Isola Crepuscolare e nella fredda terra di Jorgenar gli antichi déi si risvegliano, all’alba di una nuova alleanza tra clan.
«Credo che con ogni probabilità sarà il figlio di Ralof colui al quale darò il mio consenso per la tua mano e per ragioni che suppongo ti siano già state dette»
Il potere nascosto e diviso delle gemme di Vaya sta per tornare alla luce, mentre l’Oscurità del Valak’mir incombe silenziosa.
«Prima che andiate, lasciate che vi dia un consiglio. Non prendete nessun dettaglio di questa storia troppo alla leggera. Ho la sensazione che voi stesso state rischiando di finire in qualcosa di grosso. Fate attenzione.»
Una ragazza senza possibilità di scegliere.
«Se accetti di venire con me è perché sai già di non avere molta scelta», rispose. «E so che lo farai, perché in fin dei conti sei fedele al tuo popolo e faresti qualunque cosa pur di non vedere il tuo mondo spezzato via.»
Un cacciatore in cerca di redenzione.
Se mi fossi lasciato sopraffare dalle emozioni non sarei più riuscito ad andare avanti, e io desideravo compiere quel passo con tutto me stesso.
Una corsa contro il tempo e le mire di un mago corrotto.
Non me la sentivo di dar voce a ciò che pensavo realmente. Se Azhran aveva mandato qualche creatura o un demone, allora la sua famiglia poteva già essere stata sterminata.
La storia di un mondo sull’orlo del caos.
«Siete entrati nella nazione di Miz-Kun nel momento sbagliato, a quanto pare.»
Recensione
Il figlio dell’oblio, primo tassello della saga epic fantasy Le terre di Narwain, si presenta come un organismo narrativo che respira con calma, muovendosi tra confini geografici e psicologici ben definiti.
Attraverso i punti di vista di Gedhys e Vreman, il lettore viene introdotto in un mondo in cui la distanza tra le terre non è soltanto fisica, ma profondamente culturale.
Narwain prende forma con un’attenzione minuziosa ai dettagli: dopo un’apertura che ne delinea la struttura, la narrazione si concentra soprattutto su Jorgenar e sull’Isola Crepuscolare, senza però rinunciare a frammenti significativi delle altre regioni.
Da questi scorci emerge un mosaico di ispirazioni reali.
Jorgenar, patria di Gedhys, richiama immediatamente l’immaginario nordico: paesaggi aspri, usi e costumi legati alla guerra, un pantheon che riecheggia la mitologia norrena. I nomi scelti e figure come Valdr, che richiama Odino e in parte anche Thor, rafforzano questa sensazione. Il suo arrivo mette in luce la diffidenza del clan di Gedhys verso gli stranieri, un tratto che si conferma anche quando la sua strada incrocia quella di Vreman.
In questo contesto, la narrazione rifiuta la superficie e si addentra in dinamiche umane complesse.
La triade maschile della famiglia di Gedhys — Arenn, Arvid e Uldred — diventa un laboratorio di analisi sulle aspettative e sulle gabbie generazionali, specchio di conflitti che ritroviamo anche nella nostra realtà. Arvid incarna l’accettazione totale al ruolo del guerriero, l’herdran che non mette in discussione il proprio destino; Arenn, al contrario, rappresenta la fatica di chi tenta di definirsi al di fuori delle aspettative genitoriali, nel suo caso paterne.
È però attraverso Vreman che la scrittura compie il suo affondo più scuro, affrontando temi come la perdita, il rimorso e la dipendenza emotiva.
Il suo legame con Morwen sfugge alle categorie rassicuranti dell’amore o dell’amicizia: è una co‑dipendenza complessa, un incastro fatto di ferite reciproche e di un bisogno che non trova nome.
L’autrice utilizza il vissuto di Vreman per esplorare il senso di colpa e il peso di un’identità divisa; mentre usa il vissuto di Gedhys per trattare l’oggettificazione della donna e l’ossessione che può nascere verso una persona.
Tutto questo è trattato con cura, senza eccessi, con un rispetto evidente per ogni tematica e con il tempo necessario perché il lettore possa assorbirne il peso.
Anche le scene di lotta riflettono questo equilibrio: chiare, pulite, ma capaci di restituire il caos viscerale dello scontro.
È una lettura che richiede attenzione e rispetto: serve tempo per familiarizzare con i nomi, con le dinamiche politiche e con la struttura ancestrale del mondo.
Lo stile di Aurora Nardoni accompagna il lettore con naturalezza, evocando un tono solenne che richiama l’epica e permettendo di restare immersi nella storia senza mai sentirsi smarriti.
In conclusione, Il figlio dell’oblio è un primo volume che rifiuta la fretta e sceglie invece di costruire, preparare, stratificare. Mostra l’ombra prima della luce, l’eredità prima della scelta.
È un ingresso lento ma solido in un universo vasto, dove ogni dettaglio ha un peso e ogni personaggio porta con sé una ferita o una verità da affrontare.
Un inizio potente, che invita a restare sulle Terre di Narwain con la consapevolezza che ciò che pulsa sotto la superficie è molto più grande di ciò che appare.
Grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.



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