Recensione di Amethyst di Francesca Starlari – un esordio tra scuola magica, segreti e legami sospesi

Autore: Francesca Starlari

Serie: Le gemme dell’impero di Vellcal

Genere: Romantacy

Anno di pubblicazione: 2026

Editore: Independentlu published


Tessa Linvell, ventunenne da sempre affascinata dalla magia, sente che i boschi di Visia non possono più contenere la sua sete di conoscenza. Per questo suo padre adottivo la iscrive alla Beltryx Nerros Academy, la più prestigiosa accademia di arti incantatorie dell’impero di Vellcal.

«Non stavo parlando di me. Il commercio non è certo la mia priorità, tu lo sei. Ho scelto Gaelia perché era l’unico luogo in cui potevo permetterti di studiare la magia alla quale sei tanto appassionata. Nessuna accademia è più ambiziosa, formativa e arricchente della Beltryx, nessuna.»

Ma l’insaziabile curiosità di Tessa la porta ad ascoltare qualcosa che non avrebbe mai dovuto sentire, trascinandola in una missione molto più pericolosa di quanto una semplice matricola sia in grado di affrontare. Una guerra è alle porte e un male sepolto in un passato lontano sta per tornare.

«Come ti stavo dicendo, non sono affari tuoi, dimentica quello che hai sentito e tornatene in camera, se non vuoi che ti denunci ai professori.»

Tra segreti, gatti magici irriverenti e lezioni mortali, Tessa dovrà capire di chi può davvero fidarsi e se l’attrazione per l’insopportabile combattente Zephyr Rosson finirà per salvarla o condannarla.

«Dovresti tornare dalla tua compagna, ti starà cercando.»
Lo sguardo gli si accende di un qualcosa che non capisco. «Sei gelosa, gattina? Ti ricordo che non siamo amici di nessun tipo, direi che non è affar tuo dove sia la mia partner di ballo.» 


Avere passioni è una cosa ammirevole, ma non sempre positiva.

Amethyst si apre così: con un cambio di città, un padre e una figlia che si spostano per seguire la passione di lei.
Primo libro della saga Le gemme dell’impero di Vellcal, narrato in prima persona dal punto di vista di Tessa, il romanzo ci offre uno sguardo diretto sui luoghi e sulla scuola del mondo magico di Vellcal. Attraverso i suoi occhi scopriamo gli spazi della storia con descrizioni che si integrano con naturalezza nella narrazione, proprio perché lei stessa li esplora insieme al lettore.

I personaggi sono vari e ben delineati, a partire dalle compagne di stanza di Tessa, il cui modo di vestire si rivela lo specchio del loro carattere. Accanto a loro spiccano Kasha, un enigma vivace e tagliente i cui segreti si intuiscono solo nel finale, e soprattutto Zephyr. Quest’ultimo è il personaggio più enigmatico: freddo e distante, indossa la propria impassibilità come una corazza costruita per proteggersi dalla sofferenza.

La relazione tra Tessa e Zephyr è complessa, stratificata e mai lineare. È fatta di botta e risposta, di silenzi che pesano più delle parole e di gesti che parlano quando l’orgoglio lo impedisce. Un legame che vive sul confine sottile tra attrazione e destino, come se una forza non detta li spingesse sempre a ritrovarsi.
Il lettore intuisce la direzione della storia, ma è il percorso ad essere intrigante: un’altalena di ironia, tensione e piccoli momenti che scivolano tra divertimento e vulnerabilità. Una dinamica che non offre certezze e che rimane sospesa, come due linee che si sfiorano senza mai toccarsi del tutto, ma che promettono molto più di ciò che mostrano.

Su questo equilibrio già precario si innestano Cornelia e Kai, due compagni di classe che fungono da antagonisti. Se da un duello con Kai nasce una faida che complicherà molti eventi successivi, Cornelia si rivela un pericolo costante: una presenza quasi ossessiva per Zephyr e un incubo per Tessa. Entrambi i rivali, però, si rivelano funzionali alla trama, poiché costringono i protagonisti a mostrare la loro vera personalità e ad aprire gli occhi sulla realtà circostante.

Per atmosfera, le lezioni, la curiosità di Tessa e l’amicizia tra le compagne di camerata ricordano il primo volume di Harry Potter, dove Hogwarts si svelava attraverso le regole infrante, la meraviglia e il puro senso di avventura.

Nonostante la piacevolezza della lettura, non mancano alcuni elementi prevedibili e, in un paio di momenti, si avverte una lieve rottura della quarta parete che rischia di destabilizzare il lettore.

Lo stile di scrittura rimane comunque scorrevole, anche se il ritmo non è sempre costante: l’inizio appare lento e il prologo sembra leggermente slegato dalla trama principale. Pagina dopo pagina, però, la storia accelera fino a raggiungere il suo apice nel finale, dove la battaglia prende vita, le perdite iniziano a pesare e nuove domande vengono sussurrate al lettore.

In conclusione, Amethyst è un primo volume che costruisce con calma, preferendo accompagnare il lettore passo dopo passo nell’universo di Vellcal invece di travolgerlo.
Un esordio che intreccia magia, rivalità e mistero, lasciando la sensazione di trovarsi davanti a un terreno fertile, pronto a fiorire con sviluppi ben più intensi nei capitoli successivi.

Grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.

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