Autore: Emma White

Genere: paranormal thriller

Anno di pubblicazione: 2026

Editore: Independently published


Un’operazione segreta nei sotterranei di una città medievale si trasforma in un incubo che sfugge a ogni controllo. Quella che doveva essere una semplice missione di recupero si rivela, per il comandante Ginevra Gentili, capo del GIS, l’inizio di un orrore senza nome.

«No. Quella era solo una copertura. Una bugia per non destare sospetti. Loro… sono venuti qui. Dopo aver ottenuto ciò che volevano, per impedirci di parlare… Avevano l’ordine di ucciderci tutti».

Mentre scende nei laboratori nascosti sotto Monteriggioni, Gwen scopre una verità che lo Stato italiano non può permettersi di rendere pubblica: esperimenti proibiti e dossier cancellati. Il confine tra umano e disumano si spezza.
Ciò che viene liberato là sotto non può più essere fermato.

«Non andate! Non sono più esseri umani! Nessuno sopravvivrà! Dobbiamo fuggire, finché siamo in tempo».

Tra corridoi bui impregnati di odore di formalina e decomposizione, echi di urla lontane e ombre che si muovono dove non dovrebbero, Gwen deve affrontare non solo un nemico invisibile, ma anche i fantasmi del proprio passato: una tragedia mai risolta che torna a galla proprio mentre il sangue inizia a scorrere.

«A che gioco stai giocando?», gli chiese a bassa voce.
«Credi che voglia corteggiarti?».
«Credo che tu voglia risvegliare qualcosa che ho sepolto da tempo.»


Ci sono mostri che si vedono arrivare e altri che si nascondono dietro ciò che consideriamo normale.
Falling into the… Unriht di Emma White si muove proprio su questo piano: il male non sempre si presenta sotto forma di creatura o minaccia evidente, a volte si annida nelle persone, nelle loro ambizioni e in un’inesauribile sete di potere.

Questo paranormal thriller, narrato in terza persona, si apre con una missione che appare insolita ma tutto sommato normale. Quello che sembra un semplice salvataggio si trasforma però rapidamente in qualcosa di molto più oscuro, pericoloso e inquietante.

Gwen, la protagonista, scopre ben presto che dietro gli eventi che sta affrontando si cela una realtà ben diversa da quella che immaginava. Attraverso la narrazione emerge gradualmente il suo passato: la perdita prematura dei genitori, il rapporto complesso con il fratello maggiore — iperprotettivo e padre di famiglia — e tutte quelle ferite aperte che continuano a condizionarne il presente.

Anche i legami che definiscono il mondo di Gwen si rivelano più profondi e articolati di quanto non figurino all’inizio. Il rapporto con Trev, ad esempio, sembra nascere da una semplice antipatia reciproca, ma lascia presto intravedere un’amicizia solida, costruita negli anni attraverso battute, provocazioni e un continuo stuzzicarsi. Lo stesso accade con Liam: si intuisce fin da subito un passato condiviso con Gwen, ma solo a poco a poco vengono a galla la vera natura di quel legame e le ripercussioni sulle scelte della protagonista.

Per tutto il romanzo, Gwen appare perseguitata da due sentimenti dominanti: il desiderio di vendetta e la paura costante di perdere le persone che ama. Un timore che affonda le radici nella sua infanzia e che continua a guidare gran parte delle sue decisioni.

In questo clima, l’atmosfera si fa sempre più cupa. Ciò che all’inizio figura come un mistero da risolvere assume progressivamente i contorni di una catastrofe imminente, di un’apocalisse che qualcuno dovrà fermare.

Le creature generate dal virus ricordano per certi versi vampiri e zombie, e richiamano alla mente gli infetti di The Last of Us: esseri che conservano un’impronta umana, ma che sono ormai diventati altro.

Le dolorose perdite che costellano la narrazione intensificano il trauma di Gwen e contribuiscono alla sua maturazione.
L’ultimo sacrificio, in particolare, appare mosso dall’amore e dal desiderio di protezione: la scelta estrema di chi, avendo perso tutto, offre se stesso affinché l’incubo si dissolva e la persona amata possa avere una possibilità di futuro.

Il tutto è sostenuto da una scrittura fluida e accessibile, capace di rendere la lettura scorrevole e di far seguire gli eventi senza intoppi.

L’aspetto che convince meno è la gestione del ritmo. In diversi passaggi la storia accelera improvvisamente, lasciando la sensazione che alcuni snodi avrebbero meritato un maggiore approfondimento. Arrivati alla conclusione, si avverte l’impressione di aver sfiorato determinati elementi soltanto in superficie.

Anche il finale suscita reazioni contrastanti. Se da un lato rappresenta la luce in fondo al tunnel e regala una chiusura rassicurante, dall’altro dà l’idea di essere stato indirizzato verso il lieto fine in modo un po’ troppo evidente, sacrificando parte della naturalezza costruita fino a quel momento.

In conclusione, Falling into the… Unriht è un paranormal thriller che sa incuriosire e tenere alta l’attenzione, mostrando come il vero orrore non risieda necessariamente nei mostri, ma nell’avidità e nelle scelte dell’essere umano.
È una storia che parla di traumi, perdite e sopravvivenza, ricordando come certe cicatrici restino cucite addosso per anni.
Ma è anche un racconto che dimostra come, pur attraversando l’oscurità più profonda, esista sempre la possibilità di rialzarsi e trovare una strada verso la luce.

Grazie per aver letto fino alla fine.
Alla prossima storia, tra le pagine del blog.

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